La Belle Epoque della Collezione Salce in mostra a Treviso

La collezione di manifesti di Nando Salce è finalmente visibile al mondo: 25000 pezzi che finalmente iniziano a vedere la luce, suddivisi in tre eventi espositivi proprio nella sua città, Treviso.
Le opere spaziano dal 1844 (anno di un avviso d’opera della Fenice, ma collezionato da Salce giovane nel 1895) e il 1962, anno di morte del collezionista.

In un video riprodotto nella Chiesa di San Gaetano, affianco al Museo nazionale Collezione Salce sede della mostra, vengono mostrate le tecniche di conservazione, di restauro e altre curiosità sulla collezione.
Come non lasciarsi coinvolgere?

L’esposizione è stata prorogata fino al 01/10, il biglietto costa 6€ intero e 3€ ridotto.
Dal giovedì alla domenica, 10-18. Di venerdì è aperto fino alle 21!

Il secondo appuntamento, con la parte che riguarderà le eccellenze collezionate tra le due guerre, prenderà il via il 13 ottobre e sarà visibile fino al 14 gennaio 2018. La durata della mostra è legata al tempo massimo di esposizione che possono sostenere, che per l’umidità e la luce è di 4 mesi al massimo.

L’esperienza si divide in tre piani, per ordine tematico: partiamo con la prima sala al terzo piano.
Colpisce subito l’uso di palizzate per metà stanza, che verrà usato in tutte le aree, per dare movimento e ricreare l’affissione originaria del manifesto. Ogni cartellone è fissato con calamite ad un supporto di metallo fatto a C girato attorno alla palizzata: così non c’è rischio di rovinare le opere.

“Classicismi e arabeschi” è il tema della prima parte, dove l’uomo dalle forme classiche è protagonista sullo sfondo liberty. È un periodo di grandi cambiamenti, di grandi innovazioni, cambiano le velocità e i mezzi. È il momento delle prime Esposizioni Universali e del Futurismo: le aziende promuovono le biciclette e le prime automobili. Alcune di queste aziende sono ancora in vita, tipo la Menon. Altro tema ricorrente è la luce elettrica, il ferro e il vetro, ma anche gli alcolici e il tabacco. “Non si poteva non aver fiducia nell’avvenire!” commenta Dudovich di quegli anni.

Nella seconda parte invece vediamo l’”Horror Vacui” nei manifesti, tra cui quelli per le mostre sulla Secessione Austriaca (soprattutto di Moser) e l’impatto della rivoluzione del lettering. Non ci son più spazi lasciati nudi, ma la modularità ripetuta degli elementi grafici.

In questa sala possiamo ammirare quindi capolavori della grafica di Mataloni, Metlicovitz, Hohenstein, Ballerio, Dudovich, che presentò il geniale “Fisso l’idea”.

Nella seconda sala abbiamo “La nuova pubblicità”. Il protagonista Cappiello porta la sua innovazione della comunicazione pubblicitaria: i manifesti non mostrano più il prodotto, ma un’immagine che lo renda memorabile. È il suo “Chocolat Klaus” che cambia la direzione della grafica: bisogna colpire, strabiliare, farsi ricordare con simboli indelebili come l’amazzone sul cavallo o la scimmia di Dentol o ancora l’elefante di Le Nil. Prende piede la sintesi, l’essenzialità disegnativa e cromatica: immagine e slogan.
L’impatto è forte: tele grandi, colori accesi. È la mia stanza preferita!

Scendendo di un piano arriviamo all’ultima sala di quest’esperienza: “Paris café chantant”. Ci troviamo nella Parigi della Belle Époque, con la vita notturna e i suoi boulevard. Leonetto Cappiello è di nuovo uno dei protagonisti, che mantiene (anche se cerca di nasconderla) la sua mano da caricaturiere.

In tutte le sale c’è un tema a parer mio ricorrente: è spesso la figura femminile a presentare il prodotto, una donna ammaliante, seducente, divertente e sorridente. Ha superato i secoli, ma questa caratteristica permane. Come ad oggi.

Questi manifesti sono davvero bellissimi, i colori molto vivi, nonostante immaginiamo siano stati sottoposti anche alle intemperie. Ma quindi, come si svolge il lavoro di restauro su questo tipo di opere? La direttrice Marta Mazza, che mi ha accompagnata molto gentilmente tra le sale e si è resa molto disponibile a raccontarmi un po’ di cose sulla collezione, mi ha spiegato che l’intervento va fatto solo sul supporto, non sul disegno di per sé. Al massimo si chiudono eventuali strappi, con tecniche di precisione.

È una festa per la città, un’eccellenza che finalmente vede la luce. Il manifesto è un’arte che nasce per essere popolare e così è questa mostra: vi faranno sorridere la scimmia che si lava i denti, l’uomo che invoglia quella bella donna ad assaggiare l’assenzio, l’elefante che fuma solo con quelle cartine oppure riconoscere quel disegno che poi diventerà il logo di quel marchio.

E pensare a cos’hanno resistito, dato che alcuni hanno addirittura il bollo di affissione…
ve li immaginate, tra le strade delle nostre città?

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Silvia, una normalissima ragazza di 26 anni che cerca la propria strada nel mondo. Dottoressa in Ingegneria Civile, si dedica all'Interior Design e alla passione per l'arte e i viaggi. Gattara convinta, sognatrice visionaria... E blogger?! Da quando ho deciso che nella mia vita potevo dedicarmi anche alla scrittura non ho più potuto farne a meno. Non è un lavoro, ma una necessità. Mi trovate anche su Mangia, prega... Scrivi.

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