Il buon secolo della pittura senese: la mostra

Dopo avervi raccontato la mia esperienza al blogtour e tutte le cose belle che abbiamo fatto e potete fare anche voi, inizio a fermarmi sulle varie attività che si possono svolgere.

Partiamo da quella culturale:

La mostra Il buon secolo della pittura senese, divisa nelle sedi di Montepulciano, S. Quirico d’Orcia e Pienza.

Apertura dal lunedì alla domenica dalle 10.30 alle 18.30. Chiuso il martedì.
ilbuonsecolodellapitturasenese.wordpress.com

La mostra è stata prorogata fino al 30 settembre. Affrettatevi! Il biglietto è unico a 12€ e potete visitare le tre sedi in giorni diversi. Se acquistate un pacchetto da Valdichiana Living avete lo sconto del 50% sulla mostra 😉

Queste esposizioni riprendono artisti del territorio, toscani, che nonostante le influenze del tempo, non si son mai staccati del tutto dal loro luogo d’origine, dai loro paesaggi, che continuano ad esser presenti. Ritroviamo quindi delle bellissime opere legate al territorio, come i loro artisti.

  • a Montepulciano, presso il Museo Civico Pinacoteca Crociani
    DOMENICO BECCAFUMI
    a cura di Alessandro Angelini e Roberto Longi
    a noi presentata da Roberto Longi

Il Museo Civico Pinacoteca Crociani concede parte del suo spazio alla mostra dedicata a Domenico Beccafumi, artista della prima parte del ‘500 e di cui mancavano appunto le opere della giovane età.

Un paio d’anni fa l’archivista Andrea Giorgi a Trento trova un bastardello da cui si capisce che nel 1571 il Beccafumi veniva pagato per una vetrata del salone del Palazzo Comunale di Montepulciano (l’attuale sala consigliare). Nella sala però non c’erano solo le vetrate ma anche un gonfalone di S. Agnese, protettrice della città.
L’opera in questione era ancora sul territorio, senza un nome. Dopo uno sguardo attento non ci son stati più dubbi: l’opera è del Beccafumi giovane ed ora è esposta nella sala principale della mostra. È noto infatti che il Beccafumi non era solito firmare le sue tele.

Una curiosità: la tela finisce alle caviglie della santa. Cattivo gusto dell’autore o è stata tagliata? Quasi sicuramente la seconda, perché probabilmente la tela aveva lo stemma di Siena in basso e quando i fiorentini son entrati a Montepulciano hanno preferito tagliarla che bruciarla, proprio perché raffigura una santa.

Da questa scoperta, avvengono varie attribuzioni di altre opere dall’autore sconosciuto. E da qui prende l’avvio la mostra, un contenitore di talenti della prima parte del ‘500, con opere che venivano da privati, dall’archivio del museo, dalla Pinacoteca di Siena, dalla Collezione del Monte dei Paschi di Siena.

Sul Beccafumi abbiamo testimonianza da un altro grande dell’epoca: il Vasari ne parla nelle sue Vite. Sembra che la storia di Domenico sia molto simile a quella di Giotto: Lorenzo Beccafumi, proprietario terriero, ha al su servizio Giacomo di Pace, padre di Domenico. Quando Lorenzo si accorge del talento del ragazzo, lo prende in casa, lo fa studiare e gli lascia il suo cognome.
Questa scena è raffigurata dal Banti, in un’opera esposta nella sala principale, insieme all’opera su S. Agnese.

Non vi annoio con altri anoddoti, altrimenti vi racconto già tutto. Le opere in esposizione son tante, tutte col loro peso artistico e storico: la visita alla mostra è un vero arricchimento dello spirito. Immaginate come dev’essere stato emozionante partecipare all’anteprima di una di queste opere… e immergetevi in queste sale!

  • a S. Quirico d’Orcia, presso il Palazzo Chigi Zondadari
    DAL SODOMA AL RICCIO: la pittura senese negli ultimi decenni della Repubblica
    a cura di Gabriele Fattorini e Laura Martini
    a noi presentata dall’Assessore Ugo Sani

Ci immergiamo nell’opera del Sodoma, il piemontese Giovanni Antonio Bazzi. Collega del Beccafumi, tornano da Roma insieme. Il Sodoma però, non era ugualmente benvisto dal Vasari. Non si sa se effettivamente per bravura o per i loro modi diversi di viversi la vita. Questa esposizione è quindi un confronto e un’occasione per ammirare la bravura dei due artisti simbolo del ‘500 a Siena.

Attraverando queste sale scopriamo anche le diverse funzioni che potevano avere i dipinti dell’epoca: pale d’altare, tavole per devozione privata, testate di bara, ritratti.

Nell’ultima sala si può ammirare invece il Riccio, allievo e poi genero del Sodoma, che ci accompagna con le sue opere fino alla fine della Repubblica di Siena. Una delle sue migliori opere è esposta proprio nella chiesa del Santissimo Sacramento di S. Quirico d’Orcia.

  • a Pienza, presso il Conservatorio San Carlo Borromeo
    FRANCESCO RUSTICI detto il Rustichino, caravaggesco gentile
    a cura di Marco Ciampolini e Roggero Roggeri
    a noi presentata da Roggero Roggeri

Ultima parte della mostra, si può ammirare di più il naturalismo senese. Anche se, essendo gli autori toscani, rimangono attaccati al disegno e alla composizione. L’esposizione è nata per la presenza della pala di Francesco Rustici detto il Rustichino presso la chiesa di San Carlo Borromeo a Pienza.

È proprio quest’opera a chiudere il percorso sulla vita del Rustichino, di cui non esisteva una monografia ma che nonostante la giovane morte ci lascia un bel numero di opere intrise della sua dolcezza, positività e fiducia con cui vedeva il mondo. La famiglia di Francesco aveva una bottega di pittori intelligenti e vivaci e dopo la morte del capo bottega, lo zio, riesce a farsi notare fino a prenderne il posto.

Va a Roma, viaggio critico per ogni artista dell’epoca, dove trova modo di misurarsi. Il Rustichino lavora presso la bottega di Antiveduto Gramatica, altro artista di origine senese specializzato però in copie. Qui ha la possibilità di studiare, fare delle copie degli autori più noti, per esempio il Caravaggio.

Tele importanti come “Carità Romana” sono presenti, dove mostra la carità. Anche il Giudizio Universale è risolto nelle sue opere come una scena domestica, come a dire “la salvezza è sicura”. Anche di fronte alla morte, gli angeli non sono addolorati: testimoniano semplicemente, con una candela portata davanti al volto, che l’anima è passata a quel qualcosa di meglio che c’è ad attenderci.

Rustici si dimostra quindi un pittore che non mette in crisi, ma dà risposte.

La mostra si conclude quindi con la pala di San Carlo Borromeo, composta proprio nel periodo migliore dell’artista, che con la sua grandezza, la sua bellezza e la sue serenità conclude l’ultima delle tre visite stanchi per la quantità di contenuti, ma con il sorriso.

Avete tempo fino al 30 settembre!

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Silvia, una normalissima ragazza di 26 anni che cerca la propria strada nel mondo. Dottoressa in Ingegneria Civile, si dedica all'Interior Design e alla passione per l'arte e i viaggi. Gattara convinta, sognatrice visionaria... E blogger?! Da quando ho deciso che nella mia vita potevo dedicarmi anche alla scrittura non ho più potuto farne a meno. Non è un lavoro, ma una necessità. Mi trovate anche su Mangia, prega... Scrivi.

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