Almeno una serata al mese, me la prendo per uscire a cena con gli amici. Non ho mai avuto amici nella mia zona che amano uscire da soli (purtroppo, o vai in coppia o a famiglie o non escono… e si, esistono davvero!!!), e così, da un paio d’anni a questa parte ho trovato prima in Michele C. e poi in Michele M., il primo di Cascina (ma Pontederese di nascita) e il secondo di Pontedera, due validi “compagni di merende”, nonché amici veri e propri.

Con loro, andrò l’anno prossimo negli Stati Uniti per 15 giorni (solo noi tre) per un progetto travel-musicale che stiamo mettendo su (grazie a Michele C. che ci ha coinvolti…), e che stiamo organizzando nei minimi dettagli già da qualche mese. Se volete saperne di più, visitate il sito DreamingUSA.it.

Ma torniamo a noi… Come detto, spesso ci troviamo per goderci un po’ di tempo lontano dalle routine quotidiane con la mente focalizzata sul prossimo futuro. E quale miglior “posticino” per ritrovarsi se non da Leo a La Parte degli Angeli?

Sapevo che da qualche giorno, Leo e la sua “banda” avevano cambiato il menù, quindi, migliore occasione di testare di nuovo le squisite pietanze di Chef Antonio Martinis?

Arriviamo intorno alle 21. Il nostro tavolo sarebbe nella sala principale, ma Leo ci chiede (conoscendomi bene) se ci vogliamo accomodare nella saletta che io amo definire “santuario”, dove c’è il bancone dei liquori, ma soprattutto dei whiskey. Ovvio che si!

Partiamo con delle bollicine di Franciacorta e un Salmone marinato al Campari, robiola fresca e buccellato croccante. Un piatto dagli antipasti, da dividere tra noi, gentilmente offerto come “benvenuto”.

Scegliamo di fare antipasto e primo.

Io ordino una Tartare di manzetta con salsa verde e giardiniera e  delle Pappardelle fatte in casa con ragù d’anatra.

Menù classico, sapori autentici, lavorati e interpretati con maestria dalla cucina.

Gli antipasti vanno sui 13 euro, i primi pure.

La Tartare, che come da tradizione, Leo propone sempre, è fenomenale. A parte che è una porzione più che generosa, ma è tutto “l’impasto” che ne viene fuori che è paradisiaco, cipolla su tutti. Morbidissima, freschissima, buonissima. La consiglio a tutti. Merita.

Anche le pappardelle sono da oscar! Pasta grezza, si vede e si sente che è fatta in casa. Gialla, ruvida, spessa, cotta alla perfezione. Il ragù bianco di anatra è talmente cotto bene che la carne si scioglie al contatto con la lingua. Per rimanere in tema con gli Stati Uniti di cui sopra, un “pulled pork” di anatra. Spettacolare.

Ovviamente non ci fermiamo alle pietanze salate. Il dolce è d’obbligo.

Prendo una Cheese cake con salsa di fragole, come spesso accade in mia presenza… Fresca e “grassa” al punto giusto, corredata da Alkekengi. Sei euro i dessert.

Ma il bello deve ancora arrivare. Leo, come sempre, si presenta al tavolo con un distillato: Toiteach a Dhà di Bunnahabhain. Un Islay Single Malt Scotch Whisky a dir poco sorprendente! Pur non essendo un amante di questo tipo di distillati, mi fido ciecamente di Leo e della sua esperienza. E finora non mi sono mai pentito…

L’introduzione di Leo (seduto al tavolo con noi) a questa spettacolare degustazione è da fascia protetta, vietata ai minori, per cui non ve la racconterò, sennò mi oscurano il sito… Ma era da lacrime agli occhi dalle risate. Vi giuro. Mitico Leo!

Il whisky riempie la bocca di sentori di affumicatura marina. Ricorda l’aringa. Una sensazione stranissima per chi come me non è abituato a questo tipo di “bevute”. Un’esperienza in tutto e per tutto!

La serata va liscia come l’olio, come sempre accade nei ristoranti dove è presente Leonardo. Un “one man show” in sala che ti accompagna dall’antipasto al dolce. Ovviamente non è carino come Giulia, ma non possiamo avere tutto…

Ah, quasi dimenticavo, il vino: pasteggiamo con un Bolgheri Dalleo 2016 Micheletti. Un bel vino “tosto”, tondo, un 14,5° che scende comunque bene e accompagna bene tutte le pietanze. Ottima scelta.

Il totale, un quarantino a testa. Onesto.

Lucca in questo venerdì sera è sempre con le gambe sotto al tavolino. I ristoranti sono pieni, come quasi sempre del resto. In giro poca gente. Si torna alla routine, che non è per niente male. Ma divagare ogni tanto, è meglio.

E quindi, concludo come direbbe il mio amico Michele: Buona Vita!