Rifugio La Casa del Maestro: pranzo domenicale in alta quota

Pranzo domenicale in alta quota, tra tordelli toscani e pane fatto in casa. Alla scoperta culinaria del Rifugio La Casa del Maestro sul Monte Prana.

Domenica 1 luglio, il pranzo domenicale abbiamo deciso di meritarcelo! Come? Conquistando (quasi, consentiteci un etto di enfasi!) il monte Prana e facendo spazio nello stomaco bruciando un po’ di calorie per un pranzo che si preannunciava, già sulla carta, luculliano, presso il Rifugio La Casa del Maestro.

Così siamo partiti in 6, tutte buone forchette garantite e, dopo aver lasciato la macchina al Passo Lucese (per chi arriva da Lucca si passa da S. Macario e Gombitelli, per chi arriva da Viareggio da Camaiore) abbiamo cominciato a risalire la cima.

L’ascesa sotto il sole cocente ha tentato di smorzare gli animi, ma la curiosità di assaggiare le specialità di Patrizio e di vedere questo nuovo rifugio sorto sulla vecchia casa del Maestro che prima della guerra insegnava ai bambini, proprio lassù sulla montagna, ha guidato il nostro allegro salire, passo dopo passo nella nostra “escursione“.

Dopo circa un’oretta – ce la siamo presa comodi – siamo giunti a destinazione: il Rifugio La Casa del Maestro ci è apparso letteralmente immerso nella penombra di una macchia boschiva di abeti Douglas. Rigorosamente piantati, anni addietro, dal maestro, che di nome faceva Anzio Antonelli, nonno del cuoco Patrizio, appunto, che insieme alla moglie Luciana, ha deciso, in un momento di crisi creativa (che sia sempre benedetta!), di dare nuova vita alla vecchia casa, trasformandola in un Rifugio aperto nei weekend e su prenotazione.

Oltre a Patrizio e Luciana, all’arrivo ci attendono la bellissima Cloe, la cagnolona Bovaro del Bernese dei proprietari, il forno a legna acceso e scoppiettante e alcuni avventori che si stanno ristorando prima di fare gli ultimi 45 minuti di cammino per arrivare in cima al Prana. Noi, ve lo dico prima per non darvi illusioni, non siamo riusciti ad arrivarci, causa zavorra post pranzo eccessiva causata da ingordigia senza limiti.

Decidiamo di accomodarci dentro: oltre alla cucina, ci sono due piccole stanzette rifinite in legno e un bel camino in pietra. L’ambiente è piccolo ma davvero accogliente e “da coccola”, stile casa degli elfi. Una quindicina i posti all’interno e altrettanti all’esterno, divisi in due piccole terrazze diverse.

Tra le curiosità, i proprietari hanno restaurato e reso accessibile a tutti l’originale fonte che si trova nelle vicinanze del rifugio e da cui, ovviamente, ci dissetiamo anche noi durante il pranzo.

Apriamo le danze con un antipasto completo. Per primo arriva un vassoio con mini focaccine croccanti in due gusti: una versione con zucchine grigliate con olio a crudo e prezzemolo e una con lardo.

La stessa portata mi offre qualcosa che non avevo mai assaggiato prima ma che, a quanto pare, è tipica del territorio: la scarpaccia, un’antica ricetta “povera”, una torta salata che si prepara in tutta la Versilia con le zucchine novelle. Nella versione camaiorese, come quella che assaggiamo noi, si gusta invece in versione leggermente “dolce”. Devo dire che il suo sapore conquista tutti al primo assaggio. Me di sicuro.

Intanto, sul tavolo, ci sono già piattini con formaggio semi stagionato e olive toscane che finiscono velocemente. Il secondo vassoio presenta un mix di salumi, completato, a parte, da culatello su tagliere di legno e da un piattino con bresaola di cavallo. Su quest’ultima passo, non fosse altro per i miei dieci anni di equitazione. Mi dicono sia molto buona però, lo dico per completezza di cronaca.

Annaffiamo tutto con dell’ottimo rosso ciliegiato delle colline di Chiatri.

Come primo abbiamo ordinato i tordelli con il ragù di carne, sempre nella versione camaiorese, ovvero, più delicati, meno rossi e impreziositi dal sapore del timo. La nostra amica Maria Pia, vegetariana, si fa portare un risotto ai fughi porcini che non riusciamo a non assaggiare. Alla vista è molto “in bianco”, sembra quasi scondito. Ma è in bocca che esplode tutto il profumo intenso di bosco, funghi perfetti, quasi croccanti al palato, sapore che delizia. Non ho capito il segreto e non lo chiedo a Patrizio, che fa la sua prima comparsa per portarci un cestino di pane fatto da lui rigorosamente con lievito madre.

Saremmo già belli sazi, ma andiamo avanti impenitenti, abbandonando l’idea della tagliata (ritenuta dal gruppo troppo impegnativa) e optando per una grigliata di rosticciana e salsicce (che ovviamente non lo è, impegnativa! Dev’essere stato il vino…) con contorno di verdure, sempre grigliate. Qui la sorpresa arriva dalla marinatura, che rende la carne morbida e profumata alle erbe. Pare che Patrizio marini la carne la sera prima e la chiuda, stretta stretta, nei sacchetti da congelatore lasciandola a macerare una notte intera.

Per Maria Pia arriva invece una bella parmigiana che riscuote molto successo tra chi ha ancora posto nello stomaco per assaggiarla. Spero che mi scusiate: le foto del secondo sono state fatte quando c’eravamo già serviti, come potete vedere. Evidentemente mi sono immedesimata un po’ troppo nella parte, perdono!

Ebbene, arrivati fino a qui, stiamo per rinunciare tutti al dessert, ma Patrizio e Luciana sono così convincenti che li lasciamo fare: ci portano un piattino “della casa” con due assaggi, una crostata con confettura di amarene del loro giardino e la torta Barozzi al cioccolato, realizzata con farina di pistacchio.

Forse “l’allestimento” del piatto, nella foto, non è il massimo, ma tanto chiuderete gli occhi dal piacere degustando queste due autentiche meraviglie. Le mie personali 5 stelle sarebbero arrivate comunque, ma la chiusura di questo pranzo è degna dell’ambiente rilassante in cui ci troviamo: un buon caffè servito in tazzine con originale sotto piattino in sughero e, come digestivo, l’Arancello di Patrizio. Sono in fila per avere la ricetta: STRE-PI-TO-SO.

Curiosità:

Mentre ci riempivamo la pancia, escursionisti molto più seri di noi, si sono avvicendati in cima al Prana per le celebrazioni ufficiali della posa della nuova croce, restaurata e reinstallata.

Futuribile:

I proprietari del Rifugio La Casa del Maestro, in attesa di avere la possibilità di ampliare lo spazio adibito al rifugio, stanno sistemano uno spazio esterno con annesso bagno per permettere, a chi lo desidera, di montare una tenda e pernottare anche se il rifugio è chiuso. Intanto, è già possibile dormire sulla tenda sospesa, un pernotto sicuramente alternativo. Basta prenotare!

Quindi:

Non siamo arrivati in cima al Prana, però… in discesa abbiamo rotolato felici. Comunque il gruppo si è lasciato con la promessa di tornare. Non si è capito se per salire davvero in cima o per mangiare, ma credo fosse la seconda. 🙂

Costo del pranzo completo al Rifugio La Casa del Maestro: 25 euro.

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RIFUGIO LA CASA DEL MAESTRO
Loc. Stradone – Camaiore (LU)
Telefono: 335 6446311
Sito web: rifugio-la-casa-del-maestro.webnode.it
Pagina Facebook : Rifugio La Casa del Maestro
Indirizzo e-mail : associazionelafontanella@gmail.com

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Romina Lombardi
Contengo molte più informazioni di una riga di descrizione ♥ Giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione e ufficio stampa. Direttore del magazine online L'Ordinario a cui sto dedicando anima e corpo.

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