Viaggio in Alaska (parte 1): l’arrivo a Vancouver e l’Inside Passage

Sorvolando i ghiacci della Groenlandia

Con il naso incollato al finestrino dell’aereo cerco di decifrare quello che sto vedendo. Anche se mi sembra ancora difficile da credere, mi trovo a volare sopra la Groenlandia e la sto ammirando da 11000m!
Un deserto sconfinato di ghiaccio intervallato da alture dalle forme variegate, colori bellissimi con tonalità che vanno dal bianco accecante ad un azzurro incredibile. Guardo incantato quel mondo che scorre davanti ai miei occhi con l’emozione di un bambino.

Il Grande Nord mi ha sempre affascinato fin da quando, da ragazzino, l’ho scoperto divorando letteralmente i racconti di Jack London. Non riesco ancora a credere che fra poco l’aereo atterrerà a Vancouver dove faremo tappa per poi l’indomani salire sulla nave per iniziare il viaggio che ho sempre sognato.

Arrivo a Vancouver

A Vancouver, complice il fuso orario, appena entrati nella camera di albergo precedentemente prenotata, siamo piombati in un sonno profondo e ristoratore.

La mattina, appena dopo l’alba, mi sveglio realizzando subito che mi trovo in una città sconosciuta. La sete di scoperta è troppo grande: velocemente mi metto in tenuta da jogging e, suscitando mormorii di disapprovazione di mia moglie la quale mi dice che “non sono mai pieno”, scendo in strada respirando a pieni polmoni quell’aria del Pacifico ancora a me sconosciuta. Comincio a correre sul lungomare ed in breve mi trovo in mezzo al verde fra i sentieri di un parco bellissimo.

Correndo in Stanley Park

L’aria è frizzante, profumata di fiori, costeggio laghetti popolati da erbe acquatiche, da anitre e cigni che mi osservano curiosamente. Sto correndo attraverso Stanley Park: qualche ora dopo avrò modo di godermelo con più calma  passeggiandovi con mia moglie, mio figlio e mia nuora: i miei compagni di viaggio.

Vancouver è veramente una città bellissima, ben tenuta, accogliente, non caotica e con abitanti discreti e gentili. Ce la godiamo passeggiando fino all’ora dell’imbarco che avviene durante il pomeriggio dal Canada Place.

L’imbarco sulla nave. Inizia l’avventura!

La mia avventura comincia. La nave è bellissima. Si chiama Coral Princess: sono sedici piani dotati di ogni comfort. La logica consiglierebbe di abbandonarsi, farsi coccolare e godere appieno degli innumerevoli richiami voluttuari di cui la nave è straricca, ma per me il richiamo irresistibile si trova là fuori, su quel ponte posto al “deck sixteen” (sedicesimo piano) da cui posso finalmente tradurre in realtà le mie fantasie giovanili.

Spesse volte mi trovo da solo la mattina presto con la mia Nikon mentre corro da un lato all’altro del ponte per non perdere nemmeno un immagine della smisurata bellezza di quei paesaggi esagerati. Tante, tante foto anche se so che quando me le guarderò a viaggio finito non potranno mai ridarmi le stesse sensazioni che sto vivendo intimamente. Questi momenti magici rasentano la commozione, proprio come succedeva a Stendhal.

Provate a visualizzare la cartina dell’Alaska: concentratevi sulla parte sud est: appena lasciata la costa della Columbia Britannica incontriamo l’arcipelago Alexander. Si tratta di un enorme arcipelago composto da migliaia di isole, alcune delle quali ancora inesplorate.

Costeggiando l’Inside Passage

La nave procede a bassa velocità, stiamo navigando nell’“Inside Passage”, una vera e propria autostrada del mare che per 1667 km “collega” Vancouver a Skagway, toccando le principali città dell’Alaska orientale. Il mare è un olio, le rive del fiordo sono vicinissime, ricoperte di abeti, solitarie; ogni tanto appare qualche radura che mi fa immaginare gruppi di pellerossa a cavallo come nei film western. In effetti questi sono territori che prima di essere “civilizzati” erano popolati da tribù di indiani Athabaska: ne sono testimoni gli innumerevoli totem che troneggiano in tutti i centri abitati.

Oltre le foreste pluviali che ricoprono le isole, si cominciano ad intravedere le montagne innevate. In queste zone il limite delle nevi è poco al di sopra del livello del mare e i ghiacci spesso raggiungono il mare stesso (da tenere conto che il periodo di cui sto parlando è fine maggio / inizio giugno).

***** FINE PRIMA PARTE *****

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