Viaggio in Alaska (parte 2): Ketchikan e Juneau

Ketchikan, la capitale del salmone!

Ketchikan è la prima cittadina che incontriamo ed è la più orientale dell’Alaska. Negli anni trenta era considerata la capitale mondiale del salmone. Col passare degli anni ha maturato una vocazione turistica la quale però non ha  scalfito l’industria del salmone che rimane sempre l’attività principale.

Questa zona ha fama di essere estremamente piovosa ma in questo abbiamo avuto fortuna: non c’è sole, c’è una nebbiolina abbastanza umida, ma ci possiamo permettere di fare una piacevole escursione. La temperatura è sui 13/14 gradi, un venticello fresco ci accompagna per le caratteristiche vie piene di negozi che sembrano non aspettare altro che le navi piene di turisti.

Passeggiata in Creek Street

Le costruzioni sono tipiche americane, tanti i giardini con in mezzo gli immancabili e variopinti totem. Molto interessante è Creek Street, una via piena di negozi tipici, costruita su palafitte lungo un fiume che in estate viene risalito da una miriade di salmoni.

La “Married Man Trail”

Prendiamo una cabinovia che ci porta su un altura che domina la cittadina, scattiamo qualche foto poi decidiamo di scendere da un sentiero chiamato “Married Man’s Trail” che attraversa una bellissima foresta di abeti di Sitka (la  natura pluviale di questo tipo di foreste obbliga il passaggio su alcuni tratti costruiti con passerelle di legno per evitare di affondare il piede nei muschi umidi di cui è ricoperto il sottobosco).

Torniamo quindi a riprendere la visita alla città, poi, senza farci mancare un bel pranzetto in un “saloon”, ovviamente a base di salmone, risaliamo sulla nave e riprendiamo il largo, stavolta a velocità sostenuta; l’indomani ci aspetta una tappa importante: faremo sosta a Juneau, la capitale.

Juneau, la capitale dell’Alaska

Juneau non sembra neppure che sia la capitale dell’Alaska: non è molto grande e si può raggiungere solo via mare o volando. Anche la sua economia si basa essenzialmente sul turismo e sull’industria del salmone. Queste cittadine dell’Alaska sud orientale hanno in comune che una volta usciti dal loro centro, si viene catapultati in mezzo ad una natura estremamente selvaggia e incontaminata, questa, secondo me è la loro maggiore attrattiva.

Il Mendenhall Glacier. Spettacolo e icebergs.

Il programma prevede una bella escursione fino al Mendenhall Glacier. Staremo fuori tutto il giorno, finalmente potremo usare gli zaini e muovere le gambe. Di buon mattino scendiamo dalla nave. Una fila di pullman sono già schierati con le portiere aperte e gli autisti, già in “assetto” di guida ci indicano il mezzo su cui dobbiamo salire in base al numero del biglietto in nostro possesso precedentemente consegnatoci prima di scendere dalla nave (l’organizzazione americana è micidiale!).

La strada si snoda attraverso boschi di abete rosso e betulle, fra torrenti ed acquitrini. Qua e la, sul limitare della foresta occhieggia qualche abitazione, per la maggior parte costruita in legno con davanti un piccolo piazzaletto dove è parcheggiato l’immancabile grosso pick up che da queste parti è il veicolo più usato.

Dopo circa mezz’ora il pullman si ferma in uno spiazzo adibito a parcheggio. Abbiamo due ore di tempo per avvicinarci il più possibile al ghiacciaio che ci appare possente in testa alla vallata la quale è formata da un bel lago pieno di grossi pezzi di ghiaccio, veri e propri iceberg. L’autista si raccomanda di non uscire dai sentieri per il pericolo di imbattersi in qualche orso. In verità mi piacerebbe proprio avvistare un grizzly seppure da lontano ma questa gioia non mi è concessa.

Comunque percorriamo il sentiero lungo il lago ed io mi spingo fino a che posso, fotografando il ghiacciaio fin nei minimi particolari. Sulla destra, una cascata poderosa scende dal fianco della montagna con un fragore assordante conferendo a quell’ambiente già meraviglioso, quel tocco di grandiosità e di potenza che solo luoghi magici come questo possono esprimere.

Si mangia a “Salmon Bake”

Il ritorno a Juneau avviene non prima di una bella sosta a Salmon Bake, un grazioso ed accogliente grill posto in una amena pineta attraversata da un fragoroso torrente. Ci viene servito un delizioso salmone alla griglia accompagnato da un buffet con una varietà di pietanze a non finire (ma come ci trattano bene questi americani). A completare il “quadretto”, la piacevole compagnia di un cantante country del posto che intona canzoni più o meno famose dei vari John Denver, Eddie Vedder ecc…

Dopo pranzo una passeggiata è d’obbligo. Un bel sentiero fra gli abeti ci porta fino ad una bella cascata dove nei pressi c’è una vecchia miniera d’oro con davanti tutto l’occorrente per setacciare le sabbie del torrente: avendo fortuna può apparire qualche pagliuzza d’oro… roba da turisti… comunque divertente.

Risaliti sul pullman torniamo a Juneau per visitare un interessante acquario dove è rappresentata tutta la fauna ittica dell’Alaska. Quindi torniamo al porto dove salutiamo l’autista che ci ha fatto da cicerone. Gli autisti delle sono vere e proprie guide: il nostro, per tutto il tempo in cui siamo stati sul pullman, non ha mai smesso di parlare davanti al suo microfono illustrandoci cosa stavamo vedendo lungo il percorso, la storia, e le attività della sua città, senza farci mancare un po’ di umorismo nel citare Sarah Palin la governatrice dell’Alaska che risiede proprio a Juneau (anche in quei luoghi sperduti il politico è sempre un soggetto da satira pungente!). Lo salutiamo veramente con calore e lui ci ripaga sorridendoci con il pollice alzato esclamando: “Italian ok!”.

La prossima tappa sarà Skagway, la porta del favoloso Klondike, teatro della frenetica Gold Rush, la mitica corsa all’oro che portò una moltitudine di cercatori ad attraversare quelle zone impervie e solitarie con la speranza di cambiare vita scavando nelle sabbie aurifere del grande Yukon.

***** FINE SECONDA PARTE *****

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–> Se ti sei perso i racconti precedenti, leggi la prima parte del diario di viaggio in Alaska <–

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