Viaggio in Alaska (parte 3): Skagway, il White Pass e lo Yukon

Skagway, Klondike, White Pass, Chilkoot Trail, Yukon…: nomi che evocano imprese leggendarie come Chilkoot Trail, il famoso passo faticosissimo che dovevano superare i cercatori d’oro con tutte le loro attrezzature e masserizie (a quel tempo non c’era ancora la comoda ferrovia del White Pass). A Skagway tutto parla di quei tempi. Sembra di riviverli passeggiando per le sue vie: un edificio storico dopo l’altro con marciapiedi in legno, capanni per gli attrezzi e gli immancabili Saloon sempre accoglienti ed arredati con i mobili originali: un vero e proprio tuffo nel passato.

In treno per la corsa all’oro…

Anche qui è in programma un escursione, questa volta in treno. La ferrovia del White Pass fu costruita per agevolare i cercatori d’oro collegando Skagway ai territori dello Yukon: trentadue chilometri aperti a forza di scoppi di mine in cui perirono trentacinque operai, così dice la storia. In effetti è molto ardita e in alcuni punti impressionante specialmente transitando su alcuni ponti di ferro sopra burroni profondi decine di metri di metri. Il passo si trova a soli 873 m di altitudine, ma sembra di transitare sul Piccolo San Bernardo in pieno inverno.

Il treno è dotato di finestrini panoramici che permettono di vedere tutto con comodità. Il paesaggio è semplicemente fantastico: tutt’intorno è una distesa candida di neve, le montagne innevate, bellissime anche se non superano i 2000m di quota, muovono il paesaggio rendendolo oltremodo suggestivo. Sono al settimo cielo, questo viaggio si rivela al di sopra della mia già fervida immaginazione.

Il White Pass

Sulla sommità del passo il treno si ferma, proseguiremo il viaggio in pullman. Siamo in territorio canadese, ci sono alcuni rangers ma ci salutano senza controllarci più di tanto. Saliamo sul pullman ed iniziamo la discesa verso la valle dello Yukon. Il paesaggio cambia radicalmente: la valle sconfinata si allarga man mano che scendiamo. Le nevi dello White Pass si stanno trasformando in un enorme lago semi-ghiacciato che si perde all’orizzonte contornato da  grandi montagne innevate. Paesaggi del genere sono fuori del mio pensare, rimango senza fiato, riesco solo a dire a mio figlio che pensi lui a scattare le foto, mentre io mi lascio completamente rapire da tutto il bello che mi circonda.

La Yukon Route

Percorriamo la Yukon Route costeggiando il grande lago fino a raggiungere il villaggio di Carcross. Il paesaggio intorno è sconfinato tanto che quel piccolo centro sembra un avamposto verso il nulla. Comunque ha la sua chiesetta, una piccola stazione ferroviaria, un supermercato, qualche negozietto di souvenir. Appena fuori dal paese c’è un bel ranch che funziona da agriturismo con ottima cucina (chi dice che si mangia bene solo in Italia?). C’è anche un allevamento di cani da slitta per la maggior parte formato da husky, e un bel museo di animali imbalsamati che sembrano veri.

Passeggiando nei dintorni mi rendo conto del perché quella regione sperduta viene chiamata “the last frontier”.

L’Emerald Lake, una meraviglia della natura

Risaliamo sul pullman per raggiungere un lago a pochi km di distanza. Ne valeva veramente la pena: il lago si chiama Emerald Lake, non è un grande lago come quelli che abbiamo visto finora ma è un gioiello scolpito dalla natura. Il colore vira dal verde all’azzurro intenso. Ha la forma sinuosa ed è contornato da belle colline ammantate di piccole macchie di abeti. Un paesaggio dolcissimo, in contrasto con la severità delle montagne bianche di neve che  appaiono in lontananza. Credo di non avere mai visto niente di così bello neanche sulle nostre Alpi. É proprio un altro mondo.

A malincuore dobbiamo tornare, questa volta in pullman, percorrendo la Yukon Route a ritroso fino a Skagway. É stata veramente una bella giornata.

Domani è in programma una delle maggiori attrattive di tutta l’Alaska: la Glacier Bay.

***** FINE TERZA PARTE *****

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