Viaggio in Alaska (parte 4): Glacier Bay, College Fjord e arrivo a Whittier

Glacier Bay National Park

Il Glacier Bay National Park è una vasta zona composta da fiordi, altissime montagne, e ghiacciai che si gettano direttamente in mare. Quando James Cook esplorò questo tratto di costa correva l’anno 1778. Incontrò una distesa di  ghiaccio spessa centinaia di metri e ampia diversi chilometri. La piccola “era glaciale” ebbe termine qualche anno dopo nel 1794, quando la stessa via fu percorsa da George Vancouver trovando, al posto del ghiacciaio, una baia lunga otto chilometri: la Glacier Bay.

Il ghiaccio, da allora continuò a sciogliersi e oggi la baia penetra per 105 chilometri nell’entroterra formando dei piccoli fiordi laterali per la maggior parte dotati del loro ghiacciaio che scende fino a lambire il mare. Quelli che oggi ci  accingiamo a visitare si chiamano Margerie Glacier e Gran Pacific Glacier e si trovano proprio alla testata della Glacier Bay.

La grande nave procede lenta. Praticamente tutti i croceristi sono affacciati fin dalle prime ore del mattino sui vari ponti per osservare e fotografare il panorama mozzafiato che si snoda sotto i loro occhi, anche sperando che qualche grossa balena o qualche orca si faccia viva facendo spettacolo con le loro acrobazie sulla distesa liquida calma e tranquilla. Vana speranza: quel giorno le balene si vede che hanno altro a cui pensare. Comunque lo spettacolo non manca: pezzi di ghiaccio sempre più grandi si fanno ammirare mentre ci avviciniamo sempre più alla testata della baia.

Lo spettacolo che ci offre l’ultimo tratto di mare è indescrivibile Il colore dell’acqua cambia rapidamente, da un azzurro intenso passa ad un azzurro lattato fino ad un colore indefinito che ricorda certi punti della valdostana Dora Baltea in piena estate. Il ghiacciaio Margerie ci appare enorme, sarà alto una trentina di metri, e con un fronte di un centinaio di metri si getta direttamente in mare! La nave compie ampi giri lentissimi, naviga vicinissima al ghiacciaio dandoci agio di osservarlo nel migliore dei modi.

Da parte sua il ghiacciaio ci delizia con il suo più grande spettacolo: con un rumore sordo e potente, ad intervalli quasi regolari, lascia cadere in mare enormi pezzi di ghiaccio, tanto che la baia è tutta frammentata di iceberg di varie  dimensioni spostati dal lento incedere della nave: Che spettacolo! Tanto bello il Margerie Glacier da oscurare il Grand Pacific Glacier che ci appare possente anch’esso ma di colore scuro e tutto coperto di detriti.

Le montagne dalle quali scendono i ghiacciai, sono bellissime e tutte coperte di neve. In questa parte del parco raggiungono i 2000m, si innalzano, si può dire, dal livello del mare assumendo delle forme fantastiche. Sarebbe il sogno di ogni alpinista fermarsi qui per salirle ed esplorare questi luoghi meravigliosi. Purtroppo rimangono solo sogni. Mi accontento di guardarle con un certo rimpianto mentre la nave volge loro le spalle. Per fortuna il viaggio continua e altre meraviglie mi aspettano.

Lo spettacolo una volta in mare aperto

Continuate a guardare la cartina: La Fairweather Range è una lunga catena di montagne che delimitano a ovest il Glacier Bay National Park: corre lungo la costa ed è ben visibile dal mare. Le vette raggiungono altezze ragguardevoli: vanno dai 3000m ai 4161m del Mount Quincy Adams.

La nave ora corre a velocità sostenuta ma, tenendosi abbastanza vicino alla costa mi permette di bearmi della visione di quelle montagne completamente bianche in un susseguirsi di vette e ghiacciai a non finire. Sono certo di non esagerare asserendo di aver scattato un centinaio di foto. La nave ora prende decisamente il largo, dobbiamo viaggiare tutta la notte (per modo di dire perché la notte a queste latitudini si riduce a circa due ore), e tutto il giorno successivo. Ne approfitto per dedicarmi finalmente alla scoperta delle comodità della Coral Princess, e devo ammettere che in effetti…

Prince William Sound e College Fjord

Nella mattinata successiva ci immettiamo nel golfo denominato Prince William Sound diretti verso il College Fjord. Percorriamo tutto il fiordo fino alla sua testata dove un poderoso ghiacciaio si spegne nel mare. La nave indugia parecchio disegnando ampi giri con la speranza di vedere le balene che qui, dicono, sono presenti in modo massiccio. Anche questa volta però “ci danno buca”, non ne vogliono proprio sapere di venire a galla per mostrarsi. Nel tardo pomeriggio prendiamo la direzione di Whittier dove sosteremo per la notte.

La “notte rosa” di Whittier

Prima di giungervi, in lontananza, scorgiamo le luci del porto, non so perché sono accese dato che è ancora giorno: guardo l’orologio, è mezzanotte e trenta, il paesaggio nonostante l’ora tarda è ancora perfettamente visibile tanto che riprendo tranquillamente a fotografare sfruttando quell’insolita luce che sa di magico. E’ la prima volta che mi capita di fare foto a quest’ora e senza flash. Devo andare a dormire anche perché sul ponte sono rimasto solo. Domani mattina partiremo per la meta a cui tengo di più: il Denali National Park, la regione del Mount McKinley.

***** FINE QUARTA PARTE *****

–> LEGGI LA QUINTA PARTE <–

–> Se ti sei perso i racconti precedenti, leggi la terza parte del diario di viaggio in Alaska <–

–> Se ti sei perso i racconti precedenti, leggi la seconda parte del diario di viaggio in Alaska <–

–> Se ti sei perso i racconti precedenti, leggi la prima parte del diario di viaggio in Alaska <–

RISORSE UTILI:

Lascia un commento; è sempre gradito ;)